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5 ottobre 2007
due parole su alan Moore (v for Vendetta)
L'irsuto Alan Moore forse nell'immaginario estetismo di oggi lo
avvicina a Rasputin, ma Alan Moore, un vero e proprio manipolatore di
messaggi non si ferma davanti al primo pelo o alla prima immagine.
Vent'anni fa usciva Wathcmen e Moore si era messo a sorvegliare i guardiani, poi V for Vendetta.
L'immaginario creato vent'anni fa da questa mente era il nostro presente? Un orwell meno letterario?
cosa distingue Moore dagli altri?
Uno che attraverso il fumetto si è guadagnato il rispetto di tutti...
anche il cinema lo saccheggia ma a lui sembra importare poco.
Sua figlia ha dato un esame universitario avente come argomento le sue opere...buffo.
Un pò profeta, un pò Laoconte, un pò giullare, Moore è uomo
concentrico, che apre e chiude i cerchi delle sue storie, si sofferma
sul diametro narrativo lo attraversa magistralmente e poi chiude il
tutto.
Gli artisti usano le menzogne per raccontare la verità..
Un invasato terrorista colto e ossessionato da un'idea deve porre
fine ad un mondo dove un Inghilterra fascista regna. Indossa la
maschera di Guy Fawkes(vedi 5 novembre e la congiura delle polveri) e
alimenta l'idea di un mondo migliore in una realtà governata dalla
paura, dove il governo attacca il paese per poterlo governare meglio.
V for vendetta è questo
dove la V rossa è ispirata alla A inscritta nel cerchio dell'anarchia.
Dove V sta per cinque in nmero romano, V, numero della cella dove era rinchiuso il protagonista ma anche V come cinque novembre.
V sono anche le lancette di un orologio destinato a fermarsi.
Genio fel'immaginario Moore che con un semplice titolo abbraccia chiavi
di letture e fornisce ampio respito a tutto perchè "da domani sorgerà
un nuovo mondo dove spetterà a voi prendere le decisioni", mette in
bocca queste parole al suo anti-eroe prima di congedarlo con un
funerale vichingo, lui l'uomo che ha fermato il partito Fuoco Norreno,
lanciato nella metropolitana per far saltare il parlamento inglese,
simbolo di un mondo chge non c'è più ma di un domani che nasce.
Un domani dove Uguaglianza, Fratellanza e libertà, non sono sono
parole- ma a detta di Mr. Alan Moore-vera voce ispirtatrice di V-sono
prospettive.
E ora l'ovetroure
| inviato da vecchiestorie il 5/10/2007 alle 22:41 | |
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5 ottobre 2007
Terry Fox
Terry Fox era un uomo semplice
a cui capitò una cosa complicata
e l'affrontò nel più semplice dei modi
A 18 anni si ammalò di tumore perdendo una gamba.
Decise allora, all'età di 23 anni, di correre sulla sua gamba sana
attraverso tutto l'immenso Canada per raccogliere fondi per la ricerca
sul cancro.
Voleva raccogliere 24 milioni di dollari canadese, uno per ogni canadese.
Non finì mai la sua corsa.
Il tumore si diffuse ai polmoni, strappandola alla sua "maratona della speranza"
Morì a 24 anni.
Lasciandoci molto.
La vita di Terry Fox ispirò anche una ballata intitolata
"Never give up on a dream"
(Rod Stewart, Bernie Taupin / Jim Cregan)
If there's doubt and you're cold,
don't you worry what the future holds.
We've gotta have heroes to teach us all
to never give up on a dream.
Claim the road, touch the sun,
no force on earth could stop you run.
When your heart bursts like the sun
never never give up on a dream.
Shadows fall, daylight dies,
freedom never got a place to hide.
Search forever photo finish line
but never give up on your dream.
Crazy notions fill your head,
you gotta break all the records set.
Push yourself until the end
but don't you ever give up on your dream.
Now listen to me
you don't need no restrictions yeah
Oh, sing it again
you can't live on sympathy.
You just need to go the distance,
oh the distance
that's all you need to be free, to be free,
to be free, to be free.
Sing a song for me children
you don't need no restrictions yeah
you can't live on sympathy.
You just need to go the distance,
that's all you need to be free,
Now listen to me!
Inspiring all to never lose,
it'll take a long long time before they fill your shoes
it'll take somebody, somebody, who's lot like you
who never gave up on a dream.
No, you never gave up on a dream
no, you never gave up on a dream.
You never, never, never, never
gave up on a dream.
| inviato da vecchiestorie il 5/10/2007 alle 22:40 | |
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5 ottobre 2007
Internet è roba vecchia ormai
“Internet è un vecchiume di oltre 40 anni e ora andrebbe rinnovato.”
Questa è una frase che liquideremmo senza dargli troppo peso visto che Internet più volte è stato presentato come il futuro.
Un numero sempre maggiore di utenti ha la possibilità di telefonare,
guardare filmati e spedire lettere tramite una rete in continua fase di
crescita .
Ma a dare un maggiore peso a quell’affermazione è un nome forse misconosciuto ai più: Larry Roberts.
Il signor Roberts è uno che di tecnologia se ne intende.
Fu infatti lui, a capo del progetto Arpanet (progenitore di Internet) a
porre le basi per lo sviluppo della tecnologia attuale. Tecnologia
odierna da lui rinnegata.
In una sua recente intervista ad un giornale americano Roberston
conversando sullo sviluppo attuale dei suoi progetti ha espresso il suo
pensiero nel seguente modo: “Internet non è stato pensato affinché la
gente guardasse la televisione altrimenti non lo avrei mai progettato”
| inviato da vecchiestorie il 5/10/2007 alle 22:38 | |
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25 febbraio 2007
Black book
La resistenza olandese, la resistenza umana di un’ebrea.
Dove si può arrivare, o dove si poteva arrivare in tempi brutali e folli?
Verhoen apre il suo libro nero sulle tragedie e
sugli orrori della Seconda Guerra Mondiale in Olanda e ci mostra eroi
piccoli e dimenticati, vittime oltraggiate e schiacciata dai grandi
ingranaggi dei complotti di sempre.
La resistenza umana di una ragazza ebrea è quello che porta avanti il film e dunque il mondo.
Rimasta senza famiglia, senza legami si dedica ad
una causa eroica (la resistenza olandese) con una motivazione semplice
(la sopravvivenza), il tutto unito da una vena di eroismo e dal sapore
amore di chi ha già perso tutto.
Si è visto di tutto da Pasolini, a Visconto, a
Brass, e si potrebbe dire già visto di questo spaccato folle e assurdo,
ma Verhoen usa la sua mano e la immerge in Eros e Thanatos in maniera
personale, e anche se molto sembra già visto, il pensiero non ha un
attimo di tregua, non galleggia in spazi morti ma resta ancorato lì a
quel mondo che va avanti
| inviato da il 25/2/2007 alle 14:10 | |
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25 febbraio 2007
il nazista e il barbiere
Edgar Hilsenrath
Il nazista e il barbiere
Edizioni Marcos y Marcos
Titolo originale Der nazi e der friseur
La Storia è quella nota e risaputa, ma a volte la Storia è piena di mille piccole altre storie.
Hilsenrath accompagna la Storia, o parte di essa, con mille altre storie.
Schulz e Filkenstein, cognomi che una volta incontravi assieme in Germania...
Schulz tedesco e Filkenstein ebreo, qui la Storia la sapete e immaginate dunque cosa succede...
Ma il mondo andò avanti e Schulz prese il posto di Filkenstein e forse anche il suo sogno.
Lui, lo sterminatore delle SS, per sopravvivere
prende l’identità dell’amico da lui stesso ucciso e sogna finita la
guerra di aprire un negozio di barbiere: l’uomo di Mondo! Negozio che
deve essere d’angolo e all’angolo giusto!
Dal mercato nero, allo sbarco in Terra Santa, alle
guerre con gli Arabi fino al trapianto di cuore, accade di tutto in 400
pagine consegnate ufficialmente alla Letteratura.
Mai banale, mai prevedibile, toccante per tematica
e parole, ricco di descrizioni immaginifiche del mondo, dalla foresta
polacca al bosco dei sei milioni, tutto è toccato con maestria e grazia.
L’inizio
e scioccante, abusi sessuali e società malate, per poi passare al
discorso di Hitler e la sua salita al Monte degli Ulivi.....c’è molto,
moltissimo in questo libro, si potrebbe dire di tutto ma è un libro che
va letto e conservato, dea prestare e da farsi ridare per rileggere
un’altra storia e poi un’altra storia ancora, non è una mille e una
notte attenzione, è il racconto di una lunga notte, dell’oscurità di
un’anima che arriva all’alba...
| inviato da il 25/2/2007 alle 14:9 | |
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25 febbraio 2007
Eugene Ionesco che inenarrabile casino
Eugene Ionesco
Che inenarrabile casino!
Edizioni il melangolo
Non si può recensire un libro che libro non è, o
meglio lo è ma non è nato per esserlo, è la sceneggiatura di un’opera
teatrale, forse poco nota, no, non è la Danzatrice calva...ma dentro vi
sono alcune risposte a molte domande....
Come sopravvivere ad una eredità inaspettata?
Come comunicare in una realtà incomunicabile?
E cosa resta dopo la rivoluzione?
Ionescu ha le sue risposte, tutte sensate e allo stesso tempo insensate.
Simboli che non parlano e parole che diventano simboli.
E’ un opera questa che va a braccetto e ricorda
Tango di Mrozek...la fine degli anni 60, un moment storico, un momento
ricco di fantasia che ancora oggi alimenta la nostra.
Non so su quale palcoscenico siano ora le avventure del Personaggio o quelle di Artur ma so chge sono vive là fuori e facciamone tesoro.
| inviato da il 25/2/2007 alle 14:8 | |
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25 febbraio 2007
Pesca alla Trota in america
era l'ultimo giorno dell'asse torino milano...le
epoche si aprono e si chiudono e se prima duravano anni ora hanno il
tempo delle feriteda scudiscio....
da questa direzione non parlerò più con le statue che guardanoin basso
e la campagna blu lunare si conserverà per altri sguardi. avrò altre
attenzioni ma questi ricordi
Pesca alla trota in America
Richard Brautigan
Edizioni MArcos y Marcos
Pesca alla trota si è spostata per un poco in Italia, sulle rive del Po. Nulla di nuovo, ai suoi tempi lo fece anche Mark Twain e non vide differenza alcuna tra Torino e il resto d’Italia.
Pesca alla trota nel Po si potrebbe chiamare per un po’.
Questa anima collettiva che ha mosso molti cuori
individuali, anima che mio padre non conosce perché lui ha sempre e
solamente creduto nell’apostolato originario, mentre suo figlio che
perde tempo anche con un apostolato più originale,nella consuetudine
degli atti, deviato nei nomi beati di Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, Di Prima, Brautigan, mentre questo figlio dice che getta l’esca in acque sicuramente più inquinate.
L’esca è il CV attaccato all’amo cos’ come il Cv è attaccato all’amore.
Amore per i libri, passione per i personaggi minori e i sentieri non intrapresi da tutti.
Ma l’amore no...era una canzone interpretata anni fa e riprodotta ora senz’anima nei vostri lettori mp3.
Pesca alla trota nel Po ma l’amore no...
Oggi serve essere professionali, competenze professionali,
e a proposito di Amore no...cade per l’appunto Baci rubati
di Truffaut...quando il protagonista ha questo problema...deve uscire
una sera con una ragazza più alta di lui e risolve il tutto
semplicemente assumendo un atteggiamento professionale.
Così, nello stesso modo, in riva al Po si risolvono i problemi.
Assumendo atteggiamenti professionali.
Peccato che io pescatore di trote dai calzini
nuovi e senza maionese non conosco le trote del Po, ne tantomeno quelle
del Tanaro, io getto l’amo e inondo d’amore il Bormida, dove nel suo greto il CV
professionale è la svendita dei ricordi di una vita....
Che poi mi sovviene che esiste e che resiste una bellissima poesia di una pescatrice alla trota chiamata Wislala dove vengono descritti i CV senza amore.
Ma questa pescatrice ha troppe p, il che non le permette di essere considerata come dovrebbe
P come poetessa
P come polacca
P come pescatrice alla trota
Troppe p piene d’amore per una contemporaneità professionale
P come professionale
L’unica P che viene accettata.
E invece le mie p sono accentate nel mio CV pieno d’amore per le cose fatte e quelle che farò.
Per ora Pesco alla trota e voi leggetevi questo libro
Copyright 2007 dell' autore,può essere utilizzato in accordo a Licenza Creative Commons BY-NC-SA
| inviato da il 25/2/2007 alle 14:6 | |
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18 dicembre 2006
 Per il Time, celebre rivista Usa, l'uomo dell'anno siamo Noi. Noi,
utenti, editori, lettori di internet che ormai assuefatti al vecchio
gioco di potere dei media controllati, osiamo disincantatamente
proporre una visione nostra delle cose.
Osiamo riportare notizie
senza ascoltare padroni e prendere ordini, da nessuno, se non che da
noi stessi, piccoli ediotri del nostro coraggio. Hanno capito che nono
più padroni delle notizie e che ormai i giochi, le maglie, si son fatte
larghe, troppo, per il giogo del potere. Mentre scrivo, mi sfugge
l'esatto potenziale di You-Tube. Non capisco perchè Google o yahoo se
lo siano voluti comprare. Condivisione di filmati e di audio, questo fa
sostanzialmente You tube. Mi interessa vedere i filmati delle vacanze
in Sardegna di tuo zio? E se poi arriva un gruppo di metallari a
richiedere i diritti e ripetere la storia di Napster? Non lo so, ditemelo voi, sono aperto alle vostre idee, in fondo siamo tutti uomini dell'anno, no? Io
posso leggere e voi potete scrivere e viceversa. L'unica vera
democrazia universale, priva di ostracismi. google compra You- Tube e
dopo sarà ancora così? O semplicemente ce l'hanno fatta sotto il naso
per l'ennesima volta? O è il time che con questa sua copertina a
specchietto ( per le allodole) si è approffittato di noi e ha venduto
delle copie in più? Ricordatevi semplicemente che la contro cultura sono loro. auguri Uomini e Donne dell'anno-
| inviato da il 18/12/2006 alle 17:55 | |
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17 dicembre 2006
Bossi, Berlusconi, ve la dicono lunga sulla sanità italiana
 
"Berlusconi ha deciso di andare a farsi operare in
America, facciamogli un bell'applauso. Se sente gridare la sua Milano
probabilmente guarisce prima!", ha gridato al microfono il leader del
Carroccio.
Parole pronunciate da un uomo politico italiano per un
altro uomo politico italiano. Già, se sente gridare al sua Milano
probabilmente guarisce prima, ma se si fosse invece curato nella sua
Milano?
E' questa la fiducia nella sanità italiana che questi signori politici hanno ?
a me toccherà curarmi al casello di Melegnano altro che USA
riflettete anche su queste dichiarazioni gente, riflettete.
| inviato da il 17/12/2006 alle 22:10 | |
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17 dicembre 2006
Malerio Maddio, un anno di vita- racconto di Fabio Izzo
Su il Foglio Magazine n2 trovate questo mio racconto e un altro ancora, andatevelo a scaricare e a commentare Accompagnavano
la nazione gli europei di calcio. Una nazionale che stentava a
decollare, opprimeva a terra lo spirito degli obiettori tutti.Le
soddisfazioni si andavano a cercare nei pub, su due gambe snelle e coi
capelli lunghi, i vantaggi del caldo aumentavano, se non fosse che
quello schifo di nazionale teneva lontano le ragazze dai pub. Rino,
l’amico Rino, giovane nell’anima, lontano quanto basta dal mondo della
bassa manovalanza del volontario oppressore, amava le cose semplici ed
era il perno delle uscite notturne.Non si arrendeva mai, in cerca di
continue scene felliniane, non si arrendeva mai al viale del tramonto
delle loro serate da pub e cortesia. Dietro due occhiali bianchi
cercava la soluzione migliore per lui, la scena più trasognante che
potesse esserci e prometteva sempre di essere fuori per la prossima
estate dalla realtà. Un amico come Rino doveva per forza esserci nelle
vite di tutti. Con Malerio in una sera di giugno, nel primo mese del
suo vivere poco sopra il limite economico della schiavitù, senza
sigarette con due bionde tinte da guardare sotto la luce compressa del
solito pub… Erano senza sigarette e potevano vendere i loro ricordi al museo degli orrori. La
nazionale di calcio, orgoglio qualunquista di una nazione comunque non
qualunque, allungava i ricordi da vendere…mezza Europa poteva bearsi
delle loro prestazioni contro gli azzurri. Malerio, sincopato come
sempre pensava all’orgoglio di quegli italiani all’estero macchiato
come sempre da questi ragazzi troppo ricchi per essere obiettori. Parlò
con Rino rievocando le scene di un vecchio film con Manfredi dove, in
Svizzera, si soffriva per una nazionale azzurra persa negli angoli
remoti del calcio. Le due bionde se n’andarono oltre i loro discorsi
con due tipi dal capello misurato a pubblicità di gel e alla virilità
espressa in capacità d’acquisto mastercard. Rino, semplicemente Rino,
ordinò un'altra birra.Erano liberi ora e anche se per poco Rino poteva
rimarcarlo, tranquillamente Rino, liberi da ogni abuso di
comunicazione, liberi di cercare la luna nel pozzo o uno sceicco bianco
per strada.Poi la pazzia di Rino prese il sopravvento in una richiesta
folle e disperata…Malerio scrivine! Rino, liberamente Rino, nella
sua libertà assassina chiedeva a Malerio di scrivere, di raccontare ciò
che succedeva aggiungendo, Rino padrone dell’ovvio, che ovviamente
nessuno n’aveva e non n’avrebbe mai parlato o almeno nessuno non
n’avrebbe mai parlato come lui, con la verità scocciata, senza enfasi.
E se nessuna casa editrice l’avrebbe mai pubblicato sarebbe senz’altro
stato un libro vero su una pagina di storia italiana che faranno in
fretta ad incementare in un progetto sul ponte di Messina. Ma il ponte
era anche di Reggio quindi un numero maggiore di pagine scomode
sarebbero state usate come fondamenta in un paese offeso perché nessuno
vuole la verità che sia essa di Malerio o di altri. Ci avrebbe
pensato pensava, ma mentiva perché sapeva che quell’altro da fare,
quello che c’era da fare era scriverne. La notte portò via il resto e
lasciò le pagine bianche della vita a confrontarsi col passato. Rino, il notturno Rino, se ne andò invece col mattino. Prigioni
su prigioni, gabbie su gabbie, uomini dentro, uomini dentro uomini,
apparati di rabbia, salvia e sabbia.(Sms spedito l’ultimo giorno del
primo mese a tutti gli uomini di buona libertà).
Pensava di appartenere alla tribù dei musi lunghi, di quelli che hanno
sempre da ridire poi si ricordò le due del pomeriggio e i servizi
assurdi ad esse legati.Si ricordò il sole, il caldo e le richieste che
non ammettevano negazioni di risposta.Si documentò.La madre delle reti,
internet fornì elenco di pubblicazioni su pubblicazioni.Servire la
patria, una scelta coraggiosa, il collettivo di Forlimpopoli, la
casalinga di Voghera e i pompieri di Viggiù…Un delirio d’obiettori poco
obiettivi. Trovò un forum, una casa tra le case e vide che le cose
stavano sempre sospese tra verità e menzogna, ma almeno più verità che
menzogna ne riempivano le pagine.Obiettori per forza, sempre meglio che
fare il militare, pensavano i ragazzi.Ti sfrutto e ti spremo perché non
ti faccio fare il militare era il motto degli enti. Risuonava
la voce di Rino, Rino il ridondante… …scrivine…risplendeva la luna e
tanto le due bionde se ne erano andate. Si poteva sempre scriverne di
meglio. Cominciò a scrivere, ricordo da ricordo…E’ Giovedì, ultimo
giorno del tuono di maggio, mancano appigli e progetti, l’astratto
prevarica il concreto nel malcelato ottimismo delle sue illusioni. Poteva
passare dal pensiero all’azione. Poteva, ma non voleva.Il frastuono del
lavoro circostante ricopriva le sue speranze.Queste erano giornate di
disoccupazione totale. Fronti economici e sociali si spanavano in
ogni confronto. Malerio Maddio trascorreva così i suoi giorni a quota
meno quattro dalla realtà tangibile del suo servizio civile.Frequentava
ancora i vecchi luoghi nei vecchi giorni ma con fare senza tempo. Si
sentiva un chiodo, piantato a forza da un martello tonante profumato di
rose, ma pur sempre invadente, schiacciante invasore sulla sua
testa.Non era nato a Riccione e non scriveva stronzate e non era nato a
Torino e non poteva campare su un libro solo. Non apparteneva a nessun Rothary Club, élite, gotha o associazione seppur a delinquere. Era
nato in un accantonato porto di poesia, vivo nella dimenticanza fino a
quando, sennonché, il suo stato maggiore si rifece vivo per riscuotere
dieci mesi a credito e scuotere a debito il periodo che da maggio
divenne meno quattro. Un precetto e poi Sissignore si prende servizio presso un ente convenzionato. Prima
però una passeggiata a mo’ di eutanasia del giorno sotto il sole. Tutto
era opinabile, si poteva discutere su tutto nel fantastico mondo
occidentale, indiretto discendente della grande culla del pensiero
ellenico ma se poi ti arriva una cartolina, le opinioni occidentali
diventano ordini, sissignore! Ulisse si sarebbe perso nelle dissennate indicazioni odierne. Tutta
la ragionevolezza diventa rigore e disciplina.Dieci mesi diventano
burocrazia allo stato puro nei legami della chimica di palazzo, tempo
libero e vita privata vanno contorcersi laoconticamente
tra permessi e licenze. E la Grecia vinceva gli Europei di calcio e
l’agente si turava il naso manco fossero dei Montanelli qualunque
prestati al calcio solenne. In mezzo a tutto questo splendore del mondo
libero l’unico ottuso rimaneva Malerio Maddio.“ Tanto lo devi fare” era
la risposta che i moderni post- socratici si vantavano di poter dare
dopo aver rielaborato ogni pensiero dalla scuola filosofica di Atene a
quella militar-carceraria di Gaeta. Tutto questo a quota meno quattro
in una vita che si faceva sempre meno personale e sempre più
civile.Mentre il mondo continuava ad abbagliare gli sguardi anomali con
gli astri artefatti prodotti similmente dalle menti più sapientemente
affabili e costruttrici di vie alternativa della nostra città del sole,
lo sguardo di Malerio, sguardo caduto,consapevolmente caduco, stagnava
nelle nebbie dell’insipienza disincantata di fine giorno del giudizio
perennemente ritardato sulla ruota del destino d ogni spirito
disagiato. Aveva sempre di meglio da fare.Mentre stava facendo qualcosa
sapeva già che c’era qualcos’altro di meglio di fare.In quel periodo
aveva di meglio da fare che stare dietro alle disposizioni di una
lettrice col mestruo perenne. Aveva di meglio di fare che girare per
supermercati.Aveva di meglio da fare che ascoltare martellate in un’
aula studio dedicata al gioco delle carte e ai decibel molesti. Aveva
da iniziare il servizio civile.Aveva da cercare libri per esami e no.
Aveva da inseguire un numero al lotto.Aveva da leggere Pavese.Aveva da
qualche parte un bicchiere di acqua e menta che l’aspettava.Aveva una
persona che gli mancava. Insomma, aveva di meglio da fare che gli
obblighi moderni.Aveva perfino da scrivere il suo capolavoro o
perlomeno, se non il suo capolavoro, aveva da scrivere qualcosa sempre
di più interessante di questo mercoledì.Faceva pausa, leggeva, aveva di
meglio da fare che far pausa.Ha smesso di leggere quando Pavese
scriveva che si contentava.Pavese si contentava di una ventata di
tiglio la sera.Ma Pavese non aveva di meglio da fare con la Silvia o
l’Irene?Malerio non aveva di meglio da fare che la luna e i falò. Alla
deriva, aveva capito che il pensiero stava andando inesorabilmente alla
deriva, staccato dai continenti del pensiero fondamentale da movimenti
sussultori e ondulatori degli adulatori contemporanei. Avendo di meglio
da fare poteva pensare a queste cose, mentre se si fosse alfine
comportato da bravo soldato ed eseguito ordine su ordine e commende su
commende, beh, avrebbe pensato all’Irene e alla Silvia del paese...a
queste belle storie di emancipazione piemontese a lui negate perché c’è
chi tace i fatti suoi perfino con chi ha parte di dio nel cognome,
fosse anche una perplessità tutta attaccata. Arrivò il giorno del
giudizio, il giorno in cui lo avrebbero giudicato obiettante e il
giorno in cui avrebbe messo su giudizio. L’impatto, Malerio lo sentì
maleodorante. Via dalla guerra, dai soldati, dagli ordini, dalle
gavette, dalle latrine, avrebbe pensato di sottoporsi libero al
cospetto del mondo evoluto. L’evoluzione comportava un prezzo da
pagare.Il primo giorno arrivato in cui si obiettava, il signor Maddio
si rese conto che lo passò a pulire cessi.Arrivato a casa si stese sul
letto. Le cose di meglio da fare erano sempre molte, ma per due
minuti e trentanove Malerio Maddio si sentiva d’accordo con una canzone
che gli fischiava tutto il giorno nella testa. Acceso lo stereo combatté anche lui la legge, la legge vinse anche quella volta non avendo lei niente di meglio da fare. Il cd lucido come il canto dei Clash zittì il primo giorno, i cessi e le richieste del giorno. L’indomani arriva sempre troppo presto. Malerio lo imparò in fretta, lento invece era il risveglio. La
stagione stava arrivando al caldo, le prime temperature elevate
dell’anno eccitavano i termometri e allungavano le notti, così che il
mattino, l’ora forzata del risveglio imposta dalla maggioranza a cicli
lavorativi, si fece sentire in tutto il suo splendore. La strada
ormai, Malerio la conosceva bene, ripetere sempre forzatamente quel
percorso alla stessa ora stava diventando anch’essa un alienazione tra
le alienazioni. Non aveva ancora preso confidenza con quella realtà forzata che i primi tempi nel rispondere al Chi è,Chi va là?
del citofono, inconsciamente annullava la sua identità e impiegava una
semplice risposta : Obiettore.Era un modo di obiettare anche questo,
no? Pensava in cuor suo.Pensava in cuor suo che suo fratello è figlio
unico perché non ha mai fatto il servizio civile.Sapeva di avere un
arma in più. Dignità a parte. Sapeva che la letteratura era dalla
sua parte.Che solo quella madre pazza chiamata letteratura avrebbe
colto nel suo grembo questa causa.Personaggi in giro in grado di
cambiare qualcosa non ce n’erano, e Rino spariva sempre col mattino. E
quella madre avrebbe aperto le sue gambe accoglienti, avrebbe raccolto
il seme, il sangue e la saliva privata del lattice accolta
nella cellulosa dei nove mesi a venire che avrebbe dato al mondo un
figlio. Einaudi, Bompiani, Mondadori,Rizzoli, Mursia , tutti avrebbero
richiesto l’adozione. Mancano nove mesi e questo era il primo giorno.Il
sole caldo del mattino l’aveva inondato tutto, il sudore lo aveva
reclamato a sé. E la grande causa del volontariato l’aveva mandato a
fare la spesa.La prima paga ricevuta e quella promessa da mantenere che bisognava
chiederlo alla polvere.Con una manciata di euro, una cifra di poco
superiore alla condizione pertinente alla schiavitù, lo stato beone
cercava di comprarsi almeno una giornata di buonumore.Dimenticandosi
delle pene e delle penne. Vittorio Alfieri e Silvio Pellico…i
benpensanti penseranno che si esagera ma ognuno e figlio del suo tempo
e se i tempi lo permetterebbero ancora cosa pensate che avrebbero fatto
agli obiettori? I pensieri non si inventano… vengono a galla da sé e
chiudendo gli occhi, un mare di tempo morto era in secca nella sua
fantasia.Un oceano in bonaccia di ore segnate e di firme affrettate
giacevano ai piedi delle scogliere rocciose della sua fantasia
frantumata. Eserciti di doveri e di obblighi, imposti con la forza da eserciti legittimati
dalla precarietà del lavoro, invadevano le colonne d’Ercole della
fantasia. Questi pensieri invece non avevano di meglio da fare e ogni
notte si riproponevano con fragore nella battaglia. Malerio voleva scrivere, voleva scrivere allo stato, arricchendo le poste, altro ente statale in odore di malfunzionamento Caro
stato, non funzioni. Scrisse Malerio.Mi rubi dieci mesi della mia vita
a me che invece di darmi un lavoro e una possibilità di stare in piedi
da solo,mi vuoi insegnare a dover dire sempre di sì, ad abbassare la
schiena e ad accettare soprusi e ingiurie sulla mia pelle. Come te ne pare Rino, stella del mattino, come inizio? Mi usi , caro stato, come tuo mandante, ieri dal medico. Malerio scriveva in prima persona con l’inchiostro caldo delle iniquità uscente a getti dalla sua memoria. L’avevano
mandato alle due del pomeriggio in un giugno infuocato nella parte più
assolata della città a piedi a prendere un ragazzetto petulante e
lamentoso.Al suo riprendere servizio non trovò nessuno in sede. Aspettò
notizie e comunicazione.Ma il volontariato è generoso solo con se
stesso, troppo vanaglorioso per essere generoso con altri. Malerio
dallo scarso reddito ci rimise una telefonata solo per sapere che in
sede non c’era nessuno e che sarebbero rientrati tra mezz’ora.Si fece
un giro, sottraendo tempo alle incapacità dello stato. In giro si
sentì per un po’ libero, senza oppressori e pensieri di invasione
avvenuta nella sua mente. Tornò quando l’orologio segnava per tutti la
mezz’ora trascorsa.Solo un membro del personale era presente ma anche un solo membro presente per la legge di Murphy sul volontariato significa che c’è un ordine pronto per il sottoposto. Rino Rino Rino che ne dici tu, addormentato nel tempo? E
Malerio seppe quel giorno che in biblioteca al posto suo ci finì un
trattorista e non smise di ridere dal piangere che gli era venuto.Di
dieci mesi buttati alle spalle che non tornano più e rientrò in casa a
dimenticare le stelle.Sapeva che gli era stato fornito un biglietto di
terza classe su una corsa sola andata e questo in fondo non poteva
andare bene a nessuno. Malerio e la spesa, divertente capitolo di intrattenimento per le commesse varie. Si
doveva far spesa per nove persone con liste della spesa che avrebbero
garantito una sopravvivenza minima per un periodo di sei settimana ad
almeno una dozzina di famiglie. Malerio, compra questo, Malerio compra quello, Malerio passa a ritirare al bancomat. Ma
Malerio lo sai usare un bancomat? Sei già andato a prelevare?Già,
difficile, pensava Malerio tra sé e sé, uno fa l’obiettore e finisce
per essere considerato un cretino. E giù a ingoiare, tanto la sua
vita non era quella , però per dieci mesi, la sua di vita, gliela
avevano rubata tutta. E Malerio vai in posta a pagarmi l’abbonamento a
Sky. Che questo non rientrasse nelle sue mansioni di servitore della
patria non armato ne era assolutamente sicuro il buon Maddio. Malerio
che con tre euro e diciotto centesimi al giorno Sky se lo sognava sotto
la parabola di un cielo stellato, ma l’hai fatta?hai trovato
gente?tornavano a comandare e due, e ridammi del cretino!, ingoiava
Malerio.Che uno quando compila la domanda da obiettore, firma un
contratto per diventare cretino dieci mesi? Pare così difficile fare
una coda chilometrica per poi pagare un abbonamento a qualcuno che alla
faccia tua si guarda le partite di calcio di serie A, B, C, campionato
inglese, spagnolo e forse pure di San Marino e Belgio mentre te ne stai
a lucidare piastrelle e cessi consunti da battagli intestinali di
almeno 24 ore prima?Ma torna alla spesa, dice il pensiero accammallato di
ogni cosa inutile che possa passare nella testa di una donna quando può
mandare qualcun altro a fare la spesa, donne: amiche sadiche. E carica
tutto in quella macchina resa simile a una di
quelle vetture familiari estive che uno s’immagina verso Fregene e che
invece se le ritrova tra la nebbia, dannata macchina verde che non
tiene il minimo e che di Ginsberg non ne sa proprio nulla. E
parcheggia, scarica, porta su, ovviamente su per scale senza ascensore,
metti tutto in dispensa….ma un momento…e quella vocina?quelle domande
di prima?Non esce nessuno a chiedere: Malerio hai trovato gente e Malerio
ce la fai?Nessuno, allora viene davvero da pensare, assurge a dogma che
sotto la domanda di obiezione si firmi come un cretino. E fu così
che rinacque il sole, quello naturale e lontano dall’uomo che tutto che
su ogni cosa splende e confonde. Così passarono le unità di tempo
odiate da Rino, tra nottate pochi e sogni e tanti obblighi. E così
Malerio spese dieci mesi dieci rendendosene conto in ogni momento che
la sua storia non sarebbe mai stata pubblicata, che i suoi sogni erano
stati calpestati, che la civiltà aveva perso e perdeva di continuo, che
il libero pensiero non viene apprezzato, che il libero arbitrio e una
condanna, che prevedere è inutile quando non si può curare e che tutto
era stato sprecato. Restava solo Rino e Rino restava perché se ne era andato in un incidente d’auto Partire
è un po’ morire, morire è un po’ restare. E da un po’ che Malerio
restava,restava lontano dalla Grecia campione d’Europa, dalle bionde
tinte, dai pianisti di piano bar, dalle piscine assolate e dagli idiomi
tutti, perché restar lontano dagli idioti più si è civilizzati e più e
impossibile.E di notte, Maddio dimenticato da tutti gli dei, non dormiva, poca musica nella testa e lo sguardo lontano nel buio.
| inviato da il 17/12/2006 alle 16:3 | |
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